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Oristano – La Polifonica Arborense canta per i frati francescani di San Francesco

Giovedì 15 marzo 2013

La Polifonica Arborense canta la Via Crucis , musiche di Franz Liszt . Al piano il Maestro Fabio Moi. Dirige il Maestro Carlo Oro.

Continua il fil rouge che porta la Polifonica Arborense a cantare nei monasteri e nelle chiese legate alla regola di Francesco in citta’.
La chiesa di San Francesco austera e con le sue colonne bianche che guardano e dominano il cuore di Oristano hanno sempre fatto parte della vita degli oristanesi . I suoi frati , sempre molto attivi e presenti in città , con i sai svolazzanti sui sandali in ogni stagione, fanno parte del contesto cittadino soprattutto del centro storico .
La impressionante e cruda rappresentazione della sofferenza del Cristo , realizzata dal famoso Cristo di Nicodemo , ospitato da secoli nella chiesa incarna il senso della Via Crucis .

” Osserviamo ora nei dettagli questo crocifisso. Si può facilmente notare che il Cristo ha il torace espanso, il ventre incavato, il capo abbandonato sul petto, gli occhi velati dalla morte e la mandibola rilasciata; le braccia tese a sorreggere il corpo che provoca la flessione delle gambe e lo sporgere eccessivo delle ginocchia, i grandi piedi (tipici della scuola renana) sono lacerati da un grosso chiodo, permettendo all’intero nucleo di piegarsi ad angolo acuto, in effetti tutta l’esile figura del Cristo sembra descrivere una strana logica fatta di angoli, diagonali, rettangoli. Le alterate proporzioni anatomiche e il colore evidenziano lo spasmo dellagonia, accentuate dalle lacerazioni del flagello e dai pori che trasudano sangue in abbondanza. Questo particolare non risparmia neppure il volto: gli occhi semichiusi, ormai spenti ,sono terribilmente accerchiati evidenziando l’annientamento di Cristo. Lo stesso peso del corpo mette in evidenza il contrarsi dei tendini sia delle braccia che dei piedi. Come già detto tutta la tipologia dell’opera risente della scuola tedesca primo Cinquecento, a mio parere in stretta relazione col diffuso sentimento della Riforma che evidenziava in maniera angosciante il sacrificio del Cristo Redentore. ” (dalla pagina FB della Polifonica Arborense)

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