Agriturismo il Ginepro - Sole, Mare, Natura e Relax...

Marceddì – Su(p)ertime

Domenica 26 maggio 2013

Museo del mare

Evento di arte contemporanea interno alla 7 Rassegna Gastronomica “Gustando Marceddì”

 

Cinzia Carrus, Sara Giglio, Gruppo Sinestetico, Iperplasticol, Michele Marrocu, Tonino Mattu, Alessandro Melis, Valeria Murgia, Progetto Askos (Chiara Schirru e Michele Mereu), Alexandra Sayed, Jole Serreli-

Testo di Alice Rivagli

SU(p)PERTIME

A proposito di politica …. ci sarebbe qualcosa da mangiare?  (Totò)

Un recente studio dell’Ente Nazionale Protezione Animali afferma che le abitudini alimentari degli italiani sono innegabilmente cambiate rispetto al passato, soprattutto, riscontra un crescente numero di persone che alla carne preferisce il menù vegetariano o vegano.
In direzione opposta, e in assoluta controtendenza, assistiamo, questi giorni, alla pubblicazione del libro “Ricette proibite”, in cui l’esperto di folklore e tradizioni gastronomiche Tebaldo Lorini, presenta cinquanta piatti, con tanto di illustrazioni a colori, che più che pietanze sembrano intrugli da stregoneria, invitando i commensali a scoprire in cucina «il gusto del proibito».
Stracotto d’asino, cigno con le arance, porcospino al sugo, zuppa di tartaruga, scoiattolo in umido, cicogna arrosto, volpe alla brace, spezzatino di tasso, gatto in umido e ragù di corvo, sono solo alcune delle ricette consigliate, «ricette gustose, impensabili, proibite, che cambiano in base alla cultura e alla nazionalità», afferma Lorini, «novità editoriale di pessimo gusto» controbatte l’Enpa «di cui nessuno sentiva il bisogno».
Ogni cultura, evidentemente, ha le sue regole, e la scelta del cibo è, di conseguenza, legata al paese in cui ci si trova, per cui l’elenco delle vivande eccentriche e ripugnanti per alcuni, o regolari e prelibate per altri, potrebbe diventare, davvero, lungo. Basti pensare al consumo del foie gras, che altro non è, se non il fegato malato di un uccello affetto da steatosi epatica, o del casu marzu in Sardegna, pecorino colonizzato dalle larve della mosca casearia, del lattume siciliano, ottenuto dallo sperma color crema del tonno, mangiato tagliato a fettine e condito, o del merdocchio, ossia gli escrementi della beccaccia, principale ingrediente del patè.
Nella civilissima Francia, troviamo, invece, il retto di maiale ripieno, in Spagna le rabo de toro al vino (i testicoli con cui si fa anche la cima alla genovese ed altre specialità italiche), in Lapponia il consommé di pene di cui paga le spese il povero maschio di renna, in Scozia l’haggis, una sorta di mortadella ottenuta dalle budella, grasso e carne dell’ovino, di cui si utilizza lo stomaco come pentola di cottura, in Islanda l’hákarl, carne di squalo putrefatta, e l’hrútspungur, testicoli di ariete tenuti a bagno nel siero di latte e poi compressi fino a modellare un’appetitosa torta.
E se la preferenza degli alimenti e le modalità del loro consumo, partecipando alla costruzione dell’identità personale, rivelano chi siamo e in cosa crediamo, definendo barriere ideologiche, etniche, politiche e sociali, non meno significativa è la scelta dei convitati con cui si decide di sedere per con-dividere il cibo: presenza che spesso salda l’unione tra chi vi partecipa, rafforzando l’aderenza ad un gruppo, ad un clan familiare o a una comunità religiosa.
Comunque sia, un sincero invito a cena, porta sempre con sé l’idea di cibo che getta un “ponte” tra noi e gli altri, ed è con questo spirito che Askosarte invita un gruppo di creativi ad esprimersi sul tema, attraverso i diversi linguaggi dell’arte, alla ricerca della complessità umana.

Alice Rivagli


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